USA: BOOM DEL PARTITO COMUNISTA, 60 NUOVI TESSERATI AL GIORNO

Senza categoria ottobre 8, 2019 No Comments

USA: BOOM DEL PARTITO COMUNISTA, 60 NUOVI TESSERATI AL GIORNO

La sinistra prospera nella patria del capitalismo grazie anche all’ostilità nei confronti della globalizzazione

NEW YORK – Da quando è caduto il Muro di Berlino, il Partito comunista americano prospera come mai sull’onda dell’entusiasmo dei più giovani che a decine, stando a dati diffusi all’ultimo congresso nazionale, chiedono ogni giorno la tessera. Invece di creare disorientamento come nelle altre compagini comuniste nel mondo il crollo dell’Unione Sovietica e del suo sistema in Europa dell’Est e in Asia Centrale ha aiutato la sinistra americana. Durante il 27/mo congresso del partito il responsabile nazionale della Lega della gioventù comunista americana, Libero Della Piana, ha dichiarato: “E’ finalmente chiaro che non siamo agenti di una potenza straniera, ogni giorno attraverso la posta o le e-mail ricevo 60 domande di tesseramento, soprattutto da parte di giovani”. I nuovi membri hanno in media 19 anni, ha continuato Della Piana davanti a circa 500 delegati riuniti per il congresso quadriennale a Milwaukee, nell’aula magna della University of Wisconsin, “ne avevano sei o sette quando l’Unione Sovietica è caduta. Si sentono più liberi e non hanno certe paure dei genitori”. Nonostante le file s’ingrossino e i militanti si contino ora nell’ordine di qualche decina di migliaia in tutto il paese, “siamo troppo piccoli in relazione alla portata del movimento”, ha lamentato il presidente del partito Sam Webb, accennando al fronte variegato e scomposto che nei paesi industrializzati contesta la globalizzazione. Negli Stati Uniti in particolare, stando al delegato di Seattle Marc Brodine, la sensibilità sulle ricadute negative della globalizzazione per i meno ricchi è particolarmente elevata, ed è sotto questa luce che bisogna interpretare il recente calo di popolarità del presidente George W. Bush. “Il paese è a una svolta” ha proclamato Brodine, chiamando in causa lo scontento dei lavoratori per l’impronta decisamente conservatrice data alla politica nazionale da Bush, che offre alle forze progressiste coalizzate intorno ai sindacati il destro per fermarlo. (ANSA)

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