MUTI RIPORTA LA SCALA IN ARGENTINA

Senza categoria maggio 22, 2019 No Comments

MUTI RIPORTA LA SCALA IN ARGENTINA

Dopo 14 anni, Riccardo Muti dirigerà nuovamente la filarmonica della Scala di Milano a Buenos Aires

BUENOS AIRES, 29 AGO – Il mondo culturale argentino è in fermento per il nuovo abbraccio che, dopo 14 anni, la filarmonica della Scala di Milano diretta da Riccardo Muti dà a Buenos Aires e al suo Teatro Colon, che è lo scenario lirico più grande del mondo. Già nel luglio del 1987, infatti, una rappresentanza ridotta della filarmonica agli ordini della bacchetta di Gianandrea Gavazzeni propose nel Colon musiche di Mozart e Respighi. Poi negli anni ’90, un nuovo progetto di portare la Scala sulle rive del Rio de la Plata fallì per le polemiche suscitate dai costi eccessivi dell’operazione.

Ma il viaggio

a Buenos Aires nel 1998 del sindaco di Milano Gabriele Albertini, che è nuovamente oggi accanto ai musicisti, pose le basi per l’ambiziosa attuale tournee latinoamericana, promossa dalla Fondazione Mozarteum, che toccherà Argentina e Brasile e realizzerà sei concerti. Lui, il maestro che ha da poco compiuto i 60 anni, si era già esibito nel Colon di Buenos Aires nel 1988 con la ‘Philadelphia Orchestra’ e, ricorda, «fu un grande successo di musica e di pubblico».

Il programma

che Muti dirigerà con la Filarmonica riguarda il repertorio della grande tradizione italiana di Verdi e Rossini, affiancati ai capolavori della cultura europea con le opere di Beethoven, Schumann, Ciaikovski e Stravinski. Inutile sottolineare che per l’evento – uno dei concerti si terrà nell’italianissimo Teatro Coliseo – i biglietti sono tutti esauriti in un paese la cui popolazione quasi per la metà può vantare antenati italiani.

«Interessante

la proposta della Scala al Colon – sostiene per parte sua il parmense Vittorio Sicuri, allievo di Romani Gandolfi e da anni direttore stabile del coro del Teatro Colon – con una scelta dei brani raffinata e di qualità». «L’unica piccola osservazione che si potrebbe fare – conclude – riguarda la scarsa presenza del repertorio verdiano nell’anno del centenario. Forse dalla Scala ci si poteva aspettare uno sforzo maggiore per rafforzare i legami artistici fra il grande compositore italiano e le comunità all’estero».

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