I cristiani nei paesi islamici: Uzbekistan

Senza categoria settembre 18, 2019 No Comments

I cristiani nei paesi islamici: Uzbekistan

RELIGIONE: islam 88%: cristianesimo russo-ortodosso 1%

Il 1° marzo 1998 il parlamento uzbeko ha approvato emendamenti alla legge del 1991 sulle organizzazioni religiose e al Codice penale, che violano in modo evidente quasi tutti gli impegni contenuti negli Accordi di Helsinki sulla libertà religiosa. Tra le altre restrizioni è stato ora introdotto l’obbligo, per una comunità religiosa che desidera la registrazione, di presentare un numero minimo di cento firme di cittadini uzbeki. Inoltre, le attività religiose non registrate sono criminalizzate e l’informazione a contenuto religioso è penalizzata dal punto di vista della libertà di espressione. Gli emendamenti colpiscono in modo particolare le minoranze cristiane non ortodosse e le comunità musulmane che vogliono praticare la propria fede al di fuori delle istituzioni religiose ufficiali. Ne hanno dovuto fare le spese alcuni musulmani che indossavano il copricapo detto hijab, ritenuto dalle autorità come un segno che contraddistingue gli estremisti: costoro sono stati espulsi dall’università. I docenti di religione Obidkhon Nazarov, Rahim Otagulov e Olinjon Glofurov sono stati maltrattati e arrestati numerose volte nel corso degli ultimi due anni e le istituzioni educative islamiche non ufficiali sono state chiuse.

I primi effetti delle nuove disposizioni – come riporta Human Rights Without Frontiers del 26 novembre 1998 – hanno colpito anche i testimoni di Geova: tre loro appartenenti di Tashkent, Ludmilla Mikhailovna Moiseyeva, Alexander Veniaminovich Vorobyev e Peter Vasilyevich Kirilchuk, rinviati a giudizio per aver tenuto un incontro religioso privato, alla presenza di un numero tra le quaranta e le cinquanta persone presso l’abitazione della prima di essi, senza essere registrati e senza aver ricevuto autorizzazione dell’amministrazione degli affari religiosi, per questo sono stati condannati a un’ammenda il 18 novembre 1998, senza che il loro legale ne fosse informato. Nella sentenza, la Corte ha sottolineato come la Moiseyeva avesse offerto la propria abitazione continuativamente dal marzo del 1996 per riunioni dei testimoni di Geova e avesse ricevuto letteratura religiosa dalla città di Chimkent nella Repubblica del Kazakistan.