APARTHEID IN PALESTINA

Senza categoria marzo 6, 2019 No Comments

APARTHEID IN PALESTINA

La politica di Sharon è destinata al fallimento. L’unica chance è la convivenza senza oppressione.

MANTOVA – Con l’atteggiamento «assolutamente scandaloso» degli Usa a Durban, con «la situazione di apartheid che esiste in Palestina», con «la politica di distruzione del criminale di guerra Sharon», non ci si «può riconciliare». Edward Said, 66 anni, intellettuale americano di origine palestinese interviene così al Festival di Mantova per denunciare la situazione in Medio Oriente.

«A Durban – ha spiegato lo scrittore che è professore di letteratura inglese alla Columbia University a New York – c’è stato un errore di calcolo a causa della forte sensazione di impotenza degli arabi, che hanno cercato di utilizzare la conferenza come mezzo per cancellare i tentativi infruttuosi del passato». Per Said, che considera il sionismo un «movimento di discriminazione», «bisognava affrontare questo problema all’interno della discussione generale su tutte le forme di razzismo, come l’ apartheid in Sudafrica, il razzismo contro i neri o i latinos negli Stati Uniti, i lavoratori turchi in Germania».

E come cittadino americano ha affermato:«trovo uno scandalo assoluto il ritiro della delegazione americana, e quindi dello scandaloso governo che abbiamo, a causa delle pressioni di un piccolo alleato. Uno scandalo aggravato dal fatto che l’attuale Segretario di Stato, Colin Powell, è un afroamericano, che avrebbe dovuto andare alla Conferenza e rimanerci fino alla fine».

Said è da sempre paladino attivo della causa palestinese, anche se dopo gli accordi di Oslo del ’93 si è dimesso dal Consiglio Palestinese, criticando Yasser Arafat per aver «cercato di giungere a un compromesso sull’ occupazione. Mandela non ha mai accettato compromessi sull’ apartheid: non si può cercare compromessi su questioni di principio, che in questo caso sono migliaia di persone che hanno perso la vita».

«Per mettere fine al conflitto mediorientale – ha aggiunto – è necessario che Sharon, un criminale di guerra, si dimetta perchè il suo obiettivo di distruggere il popolo palestinese è una politica fallimentare».

Già nel ’93, Said aveva «profetizzato come unico risultato possibile degli accordi una guerra coloniale tra un popolo senza terra e senza stato e una potenza militare che voleva eliminare quel poco che rimaneva del popolo palestinese». «Una cosa inutile – ha detto – perchè non accadrà: nè gli arabi nè gli ebrei possono continuare ad esistere senza trovare una forma di coesistenza basata sull’uguaglianza di diritti perchè se uno dei due popoli che vivono nella stessa terra ha più diritti degli altri, signori questo si chiama apartheid. Chiedo uguaglianza per tutti e il diritto di vivere come uno vuole ma non a spese dell’altro».

Le vicende mediorientali sono parte della struttura portante dell’opera di Said (‘Orientalismo’, ‘Dire la verita’, ‘Tra guerra e pace’): «compito dell’intellettuale e dello scrittore – ha detto – è raccontare la verità come lui la vede, anche se non è bella, e non dare risposte semplici». E questa urgenza di «scrivere per capire, per scoprire, per far conoscere una cultura araba verso la quale l’occidente nutre da secoli un’animosità» è diventata sempre più forte da quando ha scoperto di essere malato di leucemia.

«Non mi mette paura la morte – ha concluso – ma la perdita del presente. È per questo che ho cercato di recuperare la mia storia passata».

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